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Ottava tappa: il mondo della ragione PDF Stampa E-mail

La ragione ci permette di capire chi siamo

 

Premessa

 

L’individuo si rapporta con la realtà in quattro modi: gli automatismi che chiamiamo abitudini e, attraverso la ripetizione, organizzano il comportamento a seconda delle situazioni; i sentimenti e le emozioni che formano il nostro vissuto e si evolvono attraverso le esperienze della vita; la ragione, cioè la capacità di estraniarsi dal vissuto per analizzare la realtà in modo astratto, elaborandola mentalmente. Con la ragione si arriva a conoscere le leggi della natura e del comportamento, e a formulare ipotesi su realtà possibili, favorendo quindi le scelte più idonee alle varie situazioni. Ultima è la coscienza che ha lo scopo di operare su automatismi, sentimenti e ragione, coordinandoli rispetto a uno scopo che ci si prefigge. Questi strumenti sono frutto di una lenta evoluzione che si rinnova nella vita di ogni individuo durante gli anni dello sviluppo.

 

Ragione e coscienza

 

Finora abbiamo approfondito la formazione e le caratteristiche delle emozioni e dei sentimenti; ora osserveremo il mondo della ragione e della coscienza.

La corteccia frontale si forma per ultima e in essa si sviluppano le capacità della conoscenza e del linguaggio. Il vero salto qualitativo nell’evoluzione della specie umana avviene con l’ultima modificazione del cervello: la caduta dello sbarramento prefrontale. Le due strutture: il sistema della neocorteccia (la sede della conoscenza) e il sistema limbico (la sede delle emozioni) entrano in relazione, realizzando uno scambio di informazioni, essenziale per lo sviluppo e l’espressione delle emozioni e per il controllo dell’istinto.

L’abolizione dello sbarramento prefrontale dà origine alla cultura: si ha la prevalenza della razionalità sull’istinto ed emerge la capacità creativa che è la sintesi tra le componenti cognitive e affettive del cervello.

 

L’uomo contemporaneo tra ragione e tecnologia

 

La nostra generazione proviene da un mondo alfabetizzato, ha attraversato uno sviluppo veloce che ha portato al predominio della ragione, per essere alla fine travolta dalla civiltà tecnologica.

Quand’ero ragazzo la religione era un’insieme di norme che divideva i comportamenti in modo rigido: tanti obblighi e paure.

Si era appena usciti dal Fascismo e ancora si avvertiva la necessità di una struttura rigida, di uno Stato che disponesse e proponesse. Imperavano gli ideali immutabili, da accettare senza discutere: l’indissolubilità della famiglia con la figura del paterfamilias, l’onore, l’onestà, la giustizia, la sessualità in funzione della procreazione, ecc.

La televisione era gestita in funzione educativa, con presentatori corretti e professionali.

Negli anni Sessanta il boom economico e la scuola media obbligatoria diffondono la cultura a ogni ceto sociale; tutti cominciano a pensare con la propria testa e la ragione pone in crisi consuetudini e valori.

Il ’68 diffonde in tutta Europa un anelito di libertà dai doveri e dai principi. Il singolo individuo è chiamato a ricercare in se stesso il senso della vita, accettando con senso critico ogni proposta che venga dall’alto. I mezzi di comunicazione favoriscono la diffusione delle conoscenze e il confronto di mentalità diverse, sradicando l’individuo dalle sue certezze, e generando insicurezze e paure. Il trionfo della scienza che si basa su leggi generali e astratte si inceppa nell’esperienza individuale e nei sentimenti ed emozioni radicati nel vissuto.

La scienza, una volta conosciute le leggi naturali, si è illusa di manipolarle in funzione dei propri obiettivi, non aspettandosi un rigetto, ma la natura non si modifica velocemente e l’uomo non è una macchina astratta come la ragione pretenderebbe, bensì un essere immerso in un contesto ben determinato.

 

La ragione e i nostri vissuti

 

Ogni conoscenza è un prodotto legato a un determinato periodo storico. È necessario riportare le conoscenze dentro il loro contesto e analizzare come i significati vengono negoziati e condivisi all’interno di una comunità. La multimedialità privilegia i vissuti, rivalutando gli aspetti affettivi: sentimenti, emozioni, bisogni istintivi. Il pericolo è che i mass media abituano alla percezione dell’insieme senza cogliere i particolari, senza l’analisi.

Con la lettura si rielabora il contenuto per raggiungere un nuovo significato che modifica lentamente il modo di pensare. Con la televisione avviene invece la dispersione nel particolare visivo e si perde la riflessione sul linguaggio. Solo una collaborazione tra ragione e tecnologia può favorire lo sviluppo della mente; al pensiero analitico della lettura va unito il pensiero narrativo del vissuto; al ragionamento bisogna accompagnare la narrazione di sé, la propria evoluzione, cioè l’esperienza vissuta. Quindi, non il distacco dalla natura per dominarla, ma per convivere con essa.

 

La persona è al centro dell’universo.

Ognuno di noi: 1) può venire a conoscenza di tutto; 2) è libero di ragionare con la sua testa; 3) sceglie fra tante possibilità; 4) è responsabile di ogni sua azione.

L’evoluzione della società contemporanea è simile all’adolescenza nello sviluppo dell’individuo. I nostri figli verso i tredici, quattordici anni raggiungono la capacità di ragionare, cioè iniziano a pensare con la loro testa per capire come guidare le proprie scelte nelle situazioni quotidiane. Ciò che è stato loro insegnato e ogni consiglio dei genitori passa necessariamente al vaglio di ciò che nella loro mente in quel momento ritengono giusto. Osservano ciò che avviene attorno a loro e si comportano seguendo una logica molto lineare. Sono le conseguenze delle loro azioni, positive o negative che permettono loro di acquisire l’esperienza che guiderà i successivi ragionamenti. L’autonomia e l’indipendenza arrivano solo attraverso il distacco da ciò che era stato acquisito o che è al momento consigliato. Distacco non significa annullamento, significa “lasciare sospesa” l’autorità dei genitori per compiere una scelta libera. È un balzo che la natura impone ai giovani, sfruttando il loro entusiasmo e la loro incoscienza, ma in quali tormenti e ansie li immerge! Nei tanti anni vissuti con i giovani di questa età ho compreso il loro immenso bisogno di essere rassicurati dai genitori e dagli adulti in questo periodo confuso e travagliato. Certo il loro bisogno è di essere confermati in quello che pensano, perché quello è il giusto per la loro mente. La natura, si sa, non permette un conquista senza travaglio e sofferenza. I genitori interpretano il distacco come una chiusura, un’opposizione e alternano atteggiamenti di accettazione a quelli di rifiuto. Rimane, però, stabile il loro modo di agire, i loro comportamenti, la loro mentalità, i loro ideali e questi rappresentano il mondo a  cui guardano i figli. Non sono le parole, i comandi o i consigli dei genitori, ma il loro esempio, come essi si comportano nella vita quotidiana e come si rapportano con i figli che guida questi nella formazione della loro esperienza.

Specialmente verso i quindici, sedici anni l’esplosione della sessualità e dei sentimenti provoca negli adolescenti uno smarrimento, una ricerca affannosa di essere come i coetanei, di sentirsi accettati nel gruppo.

Come nell’adolescenza dei nostri figli, così nel momento evolutivo della nostra società odierna, il rifiuto dei valori eterni, la valanga di stimoli visivi ed emotivi, la libertà di ragionare con la propria testa, provoca inquietudine, ansia e ricerca di qualcosa che dia sicurezza. Gli adolescenti passano alcuni anni per raggiungere una stabilità emotiva, affettiva e razionale e ciò avviene nel confronto diretto con il vissuto dei genitori o di adulti significativi. I genitori non possono esimersi dalla responsabilità del confronto, perché avviene per natura e senza presa di coscienza in quanto è un confronto di vissuti.

Lo smarrimento, invece, della società odierna, frutto dell’enorme ricchezza scientifica e tecnologica non ha punti di confronto a cui riferirsi, per cui ci vorranno tempi lunghi e burrascosi per raggiungere un nuovo equilibrio.

Noi, però, individualmente, possiamo raggiungere il meglio di serenità coniugando ragione e sentimenti e ciò attraverso una buona conoscenza di noi stessi.

La ragione ci permette di analizzare il nostro carattere, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre passioni, ci aiuta a comprendere che tipo di persona siamo e come reagiamo nei confronti degli altri. In base ai dati raccolti da questo esame la coscienza fa le sue scelte.

 

Siamo ormai alla fine del nostro percorso, per cui propongo un test impegnativo, ma che dona una visione completa della personalità: l’Enneatipo.

 

                                                                                                Luigi Grandi

 

 

 

 

 

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