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Cos’è l’Enneagramma?

Spulciando in Internet si trova molto materiale sull’enneagramma. Ci sono anche molti libri; pochi sono invece i programmi scaricabili che permettano l’identificazione del gruppo di appartenenza.    Presentiamo qui un programma scaricabile, che ho ricavato da un libro. Ho telefonato all’autore Arnaldo Pangrazzi per avere il permesso di pubblicarlo.

Per utilizzarlo dovete rispondere a 162 domande iniziali; ci sono 3 tipi di risposte:

SI, generalmente sono così;       A VOLTE mi capita di essere così;    NO, non sono così.

La seconda risposta è incerta ed è quella che viene più spesso selezionata; tuttavia cercate di utilizzarla il meno possibile; ciò permetterà una migliore identificazione della classe di appartenenza.

Per esperienza si è visto che, se si ottiene una percentuale di appartenenza intorno al 75% o più, quando poi si leggono le caratteristiche relative all’ennea-tipo, esso viene riconosciuto come ben centrato, trovando valido il programma. 

Una volta risposto alle 162 domande, con ponderatezza e sincerità, prendete nota del risultato che compare. Vedrete che appartenete a più gruppi; di solito uno spicca più degli altri.

I nove ennea-tipi sono descritti sempre all’interno del programma. Per accedere alla loro descrizione basta cliccare sulla casella "cambia schermata" e poi cliccare sul bottone inerente all’ennea-tipo che si vuole esplorare.

Un consiglio: non date le risposte mentre il vostro coniuge vi guarda. Questo potrebbe essere fuorviante e anche fonte di litigi. Se vuole dire la sua, potete fare il gioco di lasciare che risponda alle domande così come vi vede lui; poi confrontate i risultati. Il primo test esprimerà come vi sentite d’essere, il secondo come altri possono vedervi.

 

 

 Se vuoi scaricare il programma ora clicca qui

 

Mi interesso di medicine alternative da quasi 30 anni; preciso che non ho la laurea in medicina ma in fisica. In particolare esercito il massaggio abbinato all’agopuntura. In tutti questi anni la medicina cinese mi ha insegnato che la malattia nasce seguendo questo processo:

1°)  Nasce dalla "mente".

2°)  Si sviluppa attraverso le "emozioni".

3°)  Si struttura nel corpo attraverso uno squilibrio "bioelettrico".

4°)  Lo squilibrio elettrico porta ad uno squilibrio "chimico".

5°)  Se lo squilibrio chimico persiste, si crea una conseguenza nel corpo "fisico."

Nella medicina cinese si ritiene che la cura possa avvenire nei vari stadi.

5°) Livello "fisico". Quando la malattia è troppo avanti si ricorre alla chirurgia, ma questo è ritenuto un tardivo livello di intervento.

4°) Al quarto livello "chimico" si interviene con farmaci, antibiotici, antidolorifici, ricostituenti; ma questo livello, anche se migliore del precedente, è ritenuto un intervento tampone, che rischia di nascondere i sintomi senza affrontare le cause.

3°) Al terzo livello "bioelettrico" si ricorre con l’agopuntura, il massaggio, le saune, la ginnastica, l’omeopatia, la pranoterapia... Questo livello, veniva usato dai cinesi soprattutto come prevenzione. L’agopuntore di corte infatti era pagato solo finché il paziente stava bene; nel momento in cui si ammalava, lo stipendio veniva sospeso. Comunque, anche questo livello era ritenuto di supporto e non definitivo e implicava la costante vigilanza del medico agopuntore.

2°) Livello "emozionale". Esso era normalmente abbinato al terzo livello inerente all’agopuntura. Ad ogni malattia o organo viene attribuito un complesso di emozioni. Per esempio: il fegato e le sue patologie, coinvolgono la collera ed il coraggio. In genere si ritiene che, uno squilibrio di tali emozioni, apra la strada alle patologie. Il colloquio col paziente è ritenuto molto utile.

1°) Il livello principe si aveva quando veniva penetrata la causa della malattia a livello "mentale".

LA MALATTIA E’ VERAMENTE VINTA SOLO QUANDO C’E’ COSCIENZA DELLE CAUSE PROFONDE CHE SI ORIGINANO IN QUESTO LIVELLO. Discorso complesso, lungo e incredibile per chi è calato nella mentalità materialistica di quest’epoca.                                                In breve: si ritiene che l’unica cosa che veramente esiste nell'universo sia la "consapevolezza"; la "consapevolezza" non è fatta di materia, ma è un quid che entra in una specie di realtà virtuale o sogno, tipo quello descritto dal film "Matrix".                                                                                                  Nel momento in cui il sogno è condiviso da altre "consapevolezze" come il resto dell’umanità, il sogno appare realtà. E’ reale ciò per cui siamo d’accordo sia reale.

Sicuro che molti lettori, a questo punto smettano di leggere, continuo il discorso per i pochi coraggiosi amanti della filosofia.  La "consapevolezza" genera un sogno dentro un sogno che è dentro un altro sogno… quindi possiamo immaginare la consapevolezza avvolta come dagli strati di una cipolla.

Insomma "la coscienza" si avvolge con strati mentali, via via più rigidi, che noi percepiamo come corpi. Nella realtà ultima, i corpi sono paragonabili a programmi del computer sempre più sofisticati, che servono a ricevere ed elaborare i dati in ingresso, creando delle decisioni da parte della "consapevolezza". Per chi conosce un po’ d’informatica possiamo dire che i programmi partono dal: linguaggio macchina à linguaggio assembler à linguaggio Basik à programmazione ad oggetti…

Attraverso questi "corpi" e in base alle proprie esperienze, "la consapevolezza" decide e separa il bene dal male, seguendo impulsi personali o indotti dalla comunicazione con gli altri. In pratica, guarire equivale a correggere gli errori di programmazione accumulati dalla consapevolezza.

 

Le emozioni sono reali?

 

Il livello mentale e il livello emozionale sono fortemente interconnessi. Le emozioni hanno una componente mentale molto più marcata di quanto si pensa normalmente.                                              In fisica siamo abituati a misurare tutto e tutti. Chiamiamo grandezze fisiche quelle che si possono misurare, in quanto è possibile dare un’unità di misura da confrontare. Le emozioni non sono grandezze fisiche, tuttavia proviamo ad avventurarci in un tentativo di misura.

Stabiliamo una ipotetica scala di misura della componente mentale nelle emozioni.                   Supponiamo che la scala vada da 100% a 1%

Diamo il valore 100% mentale a questo tipo di emozione:                                                                 "Gioie e dolori di un tifoso di una certa squadra di calcio."

E’ chiarissimo che in realtà gioia e dolore, non sono qualcosa che appartengono alla squadra, certo essa non è una fonte che  riversa energie di volta in volta entro l’animo del tifoso; questi sentimenti giacciono già dentro il tifoso, questi decide di viverli e manifestarli solo se la squadra del cuore ha certi risultati. In altre parole il tifoso ha il comando di questi sentimenti. Essi sono reali solo per lui, nascono dalla sua mente al 100%.

Diamo invece il valore 1% mentale a questo tipo di emozione: il dolore fisico.

Il dolore fisico appare come oggettivo e reale, tanto da non sembrare neanche un’emozione.                 Di fatto invece lo è. E’ possibile vedere, con opportuni strumenti, i segnali elettrici che i nervi mandano al cervello, sia quando provano dolore che quando provano piacere. Guardando questi diagrammi a prima vista sembrano incredibilmente simili. E’ il cervello che ha imparato a distinguerli per utilizzare l’informazione data dal dolore per difendere in automatico il corpo umano. Si tratta di un riconoscimento innato già presente nel DNA. Ci sono esperimenti di ipnosi in cui è possibile controllare il dolore e in casi particolari addirittura invertire l’interpretazione del segnale.

Come potete vedere ho dato al dolore fisico la quantità 1% di componente mentale. Perché escludo lo zero? Lo escludo perché c’è una componente mentale, per quanto piccola, anche nel dolore fisico. Ci sono individui con soglie di dolore differenti. Osservate per esempio l’atto di fare una iniezione: se la persona che la riceve si mette in uno stato di paura, sicuramente sentirà più dolore di colui che ha un atteggiamento mentale rilassato ed indifferente.

Che dire poi del piacere? Provate a fare il contrario della tortura fisica: decidete di fare qualcosa di gradevole a livello fisico. Vi sembra facile? Per esempio, se fate una carezza ad una persona non è detto che questa faccia piacere:

Se la fate ad una bella e piacente signora può pensare: "Ci sta provando!"

Se la fate ad un altro uomo può pensare: "Che sia dell’altra sponda?"

Se la fate a un fanciullo: "E’ un pedofilo?". Ecc.                                                                                   La mente che giudica è molto importante nella percezione del piacere.

Se avete compreso il discorso e vi analizzate interiormente, vi accorgerete di quanto grande sia il dolore provocato dalla mente. Conoscere se stessi, significa conoscere la propria mente, stabilire una scala riguardante le cose a cui diamo importanza.

Ogni desiderio e ogni attaccamento producono sia gioie che dolori, quindi nel momento in cui nasce l’attaccamento è bene essere consapevoli della cosa. Se per esempio desiderate avere un cane, tenete presente che ha una vita più breve della vostra e alla sua morte potrete soffrire. Quindi prima di adottarlo guardatevi dentro e chiedetevi: "Perché lo voglio? Cosa mi manca? Sono disposto a occupare parte del mio tempo per le sue esigenze? Ecc."

Badate bene che non sto dicendo che non si devono soddisfare i desideri, sto solo invitando il lettore ad essere più consapevole delle proprie emozioni, e dato che le emozioni nascono dal nostro modo di essere, conoscendo più a fondo la nostra natura, potremo migliorare la nostra gioia di vivere.

L’enneagramma potrebbe essere un aiuto in questo senso. Ovviamente non è che si debbano sostituire le cure della medicina classica con le altre, ci deve essere piuttosto una collaborazione; occorre affiancare alla nostra medicina tradizionale anche altri aspetti. Per esempio se capita di prendere una malattia infettiva, prima di ricorrere al massaggio, agopuntura, analisi mentale... bisogna ricorrere all'antibiotico prescritto dal nostro medico; poi si affianca un'analisi psicologica delle condizioni emozionali che hanno fatto da terreno fertile per lo sviluppo della malattia.

 

Il metodo della domanda

 

Estratto dal libro "Malattia e Destino" Thorwald Dethlefsen (ed. mediterranee)

Il metodo della domanda richiede un lavoro consapevole e un lungo confronto con se stessi e non si può certo liquidare in pochi minuti. Se dunque un sintomo rappresenta l'aggressività, bisogna capire che la persona ha quel sintomo perché o non vede l'aggressività su di sé oppure non la vive. Se questa persona viene a sapere qual è l'interpretazione dell'aggressività, si difenderà con veemenza, proprio come si è sempre difesa contro questo tema altrimenti esso non sarebbe nell'ombra. Non stupisce quindi che non trovi su di sé alcuna aggressività, se l'avesse, non avrebbe questo sintomo. Di regola le interpretazioni esatte suscitano un senso di malessere, un senso di paura e quindi di ripulsa: e questo indica che si è individuato il reciproco rapporto. In questi casi può essere utile avere un partner o un amico sincero che si possa interrogare e che abbia il coraggio di dire apertamente quali sono i nostri punti deboli, quelli almeno che lui vede in noi. Ancora più sicuro è prestare ascolto alle critiche dei nostri nemici, loro hanno quasi sempre ragione.

 

Regola: Quando un'interpretazione colpisce nel segno, sgomenta.

1. La coscienza umana è polare (bene-male). Questo da un lato ci consente di conoscere, dall'altro ci rende malati e imperfetti. Quando si decide una separazione tra bene e male, è come se deformassimo una circonferenza elastica, la mezza definita "buona" trova immediatamente la nascita dell’altra parte "cattiva" che cercherà di riportare l’equilibrio.

2. L'uomo è malato. La malattia è espressione della sua imperfezione e inevitabile nell'ambito della polarità

3. La malattia dell'uomo si manifesta nei sintomi.

4. I sintomi sono componenti d'ombra della coscienza precipitate nella materia. L'uomo come microcosmo contiene nella sua coscienza allo stato latente tutti i principi del macrocosmo. Dato che l'uomo sulla base della sua capacità decisionale si identifica sempre soltanto con la metà di tutti i principi, l'altra metà finisce in ombra e non è quindi consapevole per l'uomo.   

5.Un principio non vissuto a livello di coscienza cerca in tutti i modi di vivere e realizzarsi attraverso il giro vizioso del sintomo. Nel sintomo l'uomo deve vivere e concretizzare ciò che in realtà non voleva vivere. In questo modo i sintomi compensano tutti gli aspetti unilaterali.  

6. Il sintomo rende l'uomo onesto!

7. Nel sintomo l'uomo ha ciò che gli manca nella coscienza.

8. La guarigione è possibile solo se l'uomo prende coscienza della zona d'ombra che si cela nel sintomo e la integra. Una volta che l'uomo ha trovato quello che gli manca, il sintomo diviene superfluo.

9 La guarigione tende all'unità e alla completezza. L'uomo è sano una volta che ha trovato il suo vero Sé ed è diventato una cosa sola con tutto quello che é.

10. La malattia costringe l'uomo a non abbandonare la via che porta all'unità, per questo

LA MALATTIA E’ UNA VIA CHE CONDUCE ALLA PERFEZIONE.

 

 

 

Esempi di domande da porsi in relazione alle malattie.

 

Disturbi del sonno

L'insonnia dovrebbe costituire lo spunto per porsi queste domande:                                                     

1. Fino a che punto sono dipendente da potere, controllo, intelletto e osservazione?

2. So abbandonarmi?

3. Come vanno in me la capacità di dedizione e la fiducia?

4. Mi preoccupo del lato notturno della mia anima?

5. Com’è grande la mia paura della morte? Mi sono confrontato a sufficienza con questo tema?

Un eccessivo bisogno di sonno suscita queste domande:                                                                     

1. Rifuggo dall'attività, dalla responsabilità e dalla presa di coscienza?

2. Vivo nel mondo dei sogni e ho paura di destarmi alla realtà?

Malattie cardiache

Coloro che soffrono di disturbi e malattie cardiache dovrebbero porsi queste domande:                   

1. In me testa e cuore, ragione e sentimenti sono in equilibrio armonico?

2. Vivo e amo con tutto il cuore o soltanto con metà del mio cuore?

3. Do spazio sufficiente ai miei sentimenti e ho il coraggio di manifestarli?

4. La mia vita va avanti seguendo un ritmo vivace o la costringo a regole troppo rigide?

5. Nella mia vita c'è ancora carburante ed esplosivo?

6. Do ascolto al mio cuore?

Disturbi alla vescica urinaria

I disturbi alla vescica suscitano queste domande:                                                                                 

1. A quali problematiche resto legato, sebbene siano superate e aspettino solo di essere eliminate? 

2. Dove metto me stesso sotto pressione, proiettando questa pressione su altri (esame, capoufficio)?

  3. Da quali problemi ormai vecchi dovrei liberarmi?

4. Su che cosa verso le mie lacrime?

Malattie renali

Quando ci sono problemi coi reni, bisognerebbe porsi queste domande:                                              

1. Quali problemi ho nei rapporti col prossimo?

2. Tendo a fissarmi nella proiezione e a ritenere che i difetti del mio partner siano problemi soltanto suoi?

3. Trascuro di scoprire me stesso in tutti i comportamenti del mio partner?

4 Resto legato a vecchi problemi e impedisco in questo modo il flusso dell'evoluzione?

5. A quali salti vuole in realtà indurmi il mio calcolo renale?

 

Malattie della pelle

Dietro al prurito si cela una passione, un fuoco interno, un ardore, che vuole manifestarsi, venire scoperto. Per questo produce prurito e induce a grattarsi. Grattare è una forma leggera di scavare, raschiare. Come si gratta e si scava nella terra per trovare qualcosa e portarlo alla luce, cosi la persona affetta da prurito gratta la superficie della propria pelle per trovare simbolicamente quello che stimola, eccita, morde. Una volta che l'ha trovato, sta meglio.                                                                            Il prurito indica quindi sempre qualcosa che non mi lascia /reddo, che mi brucia sull~anima: una passione bruciante, un focoso entusiasmo, un amore ardente o anche la fiamma dell'ira. Non stupisce che il prurito sia accompagnato spesso da eruzioni cutanee, macchie rosse ed esantemi brucianti. Quello che il prurito vuoi dire è questo: grattare nella coscienza finché si trova quello che brucia - e sarà probabilmente qualcosa di molto affascinante.

Quando si hanno problemi alla pelle ed eruzioni, ci si dovrebbe porre queste domande:                       

1. Mi isolo molto?

2. Come va la mia capacità di contatto?

3. Dietro al mio atteggiamento riservato si cela forse un desiderio represso di vicinanza?

4 Cosa vuole spezzare i confini, per rendersi visibile? (sessualità, impulsi, passione, aggressività, entusiasmo).

5. Che cosa mi prude in realtà?

6. Mi sono volutamente troppo isolato?

Mal di testa

Quando si ha mal di testa o emicrania bisognerebbe porsi queste domande:                                          

1. Per che cosa mi sto rompendo la testa?

2. In me alto e basso sono ancora in contatto nel modo giusto?

3. Cerco troppo freneticamente di salire in alto (ambizione)?

4. Sono un testone e cerco di sfondare con la testa i muri?

5. Cerco di sostituire l'azione col pensiero?

6. Sono onesto nei confronti della mia problematica sessuale?

7.      Perché trasporto l'orgasmo in testa?

Malattie degli occhi

Che cosa non voglio vedere?    

1.      La mia soggettività mi impedisce di conoscere me stesso?   

2.      Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano?  

3.      Ho paura di vedere le cose nella loro realtà?   

4.      Mi servo della vista per capir meglio le cose?   

5.      Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono?

6.      Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?

 

Malattie delle orecchie

Chi ha problemi con le orecchie o con l'udito, farebbe bene a porsi queste domande:                          

1. Perché non sono disponibile a prestare orecchio a qualcuno?

2. A chi o a che cosa non voglio ubbidire?   

3. I due poli egocentrismo e modestia sono in equilibrio in me?

Malattie epatiche

 

Il malato di fegato dovrebbe porsi le seguenti domande

 

1. In quali campi ho perduto la capacità di valutare correttamente?

 

2. Dove non sono più capace di distinguere tra quello che riesco a tollerare e quello che per me è « velenoso »?

 

3 Dove faccio degli eccessi, dove mi espando in maniera esagerata?

 

4. Mi preoccupo della mia « religione », del mio rapporto con l'origine, oppure la molteplicità mi impedisce di vedere l'unità? Nella mia vita le considerazioni religiose e filosofiche hanno forse un ruolo troppo modesto?

 

5. Manco di fiducia?

 

Disturbi di stomaco e digestivi

Il malato di stomaco deve imparare a prendere coscienza dei propri sentimenti, ad elaborare consapevolmente i conflitti e a digerire consapevolmente le proprie impressioni e sensazioni. Inoltre l'ulceroso dovrebbe prendere chiaramente coscienza del proprio desiderio di dipendenza infantile, di protezione materna e della propria nostalgia di amore e di cure: soprattutto nei casi in cui questi desideri sono ben nascosti dietro una facciata di indipendenza, orgoglio e capacità di imporsi. Anche in questo caso lo stomaco rivela la verità.                                                                                                        Chi soffre di disturbi di stomaco e della digestione dovrebbe porsi queste domande:                             

1. Che cosa non posso o non voglio inghiottire?

2. Butto giù cose che non vorrei inghiottire?

3.In che rapporto sono coi miei sentimenti?

4. Di che cosa ne ho abbastanza?

5. Che ne è della mia aggressività?

6. Come risolvo i miei conflitti?

7. Esiste in me la nostalgia repressa di un paradiso infantile senza conflitti, in cui vengo soltanto amato e coccolato senza la necessità di mordere me stesso?

 

Asma

L'asmatico è una persona che ha bisogno d'amore - vuole avere amore, per questo inspira tanto. Però non può dare amore - l'espirazione gli è impedita.                                                                             Che cosa può aiutarlo? Come per tutti gli altri sintomi, c’è un’unica ricetta: consapevolezza e onestà estrema nei confronti di se stesso. Una volta che uno si è confessato le proprie paure, bisogna che cominci a non evitare più ciò che gli suscita queste paure, ma al contrario lo cerchi finché può amarlo e integrano. Questo processo indispensabile è simbolizzato in una terapia che la medicina ufficiale non conosce, ma che è ben nota nella medicina naturale come uno dei rimedi più efficaci per l'asma e l'allergia: la terapia della propria urina, che consiste nell'iniettare per via intramuscolare al paziente la propria urina. Se consideriamo questa terapia dal punto di vista simbolico, vediamo che essa costringe un paziente a riprendersi quello che aveva eliminato, la propria sporcizia, a confrontarsi di nuovo con essa e a integrarla! Questo che guarisce!

Domande che l'asmatico dovrebbe porsi:                                                                                            

1. In quali campi voglio prendere senza dare?

2. Posso confessarmi consapevolmente le mie aggressività, e quali possibilità ho di manifestarle?

3. In che rapporto sono col conflitto « dominio/piccolezza »?

4. Quali campi e ambienti di vita rifiuto? Riesco ad avvertire qualcosa della paura che si cela dietro al mio sistema di valutazione?

  5. Che cosa cerco di evitare, che cosa considero sporco, infimo, non nobile?

Non dimenticare: ogni volta che si ha la sensazione di strettezza, si tratta di paura! L'unico rimedio contro la paura è l'apertura. E questa la si ottiene lasciando passare ciò che si era sempre evitato!

Respirazione - Assimilazione della vita

Nel caso di malattie che abbiano a che fare con la respirazione, ci si dovrebbero porre queste domande:                                                                                                                                          

1. Che cosa mi impedisce il respiro?

2. Che cosa non voglio accettare?

3. Che cosa non voglio dare?

4. Con che cosa non voglio entrare in contatto?

5. Ho paura di fare un passo verso una nuova libertà?

Infezione ... un conflitto divenuto materiale

Dedico tanto spazio a questo punto perché dalla corretta comprensione di questo rapporto tra corpo e psiche deriva una conseguenza, che non consideriamo affatto ovvia: il corpo non è la sede in cui un problema possa essere risolto! La medicina ufficiale però continua a seguire questa via. Tutti fissano come ipnotizzati i fatti corporei e tentano di risolvere la malattia sul piano fisico. Qui però non c'è niente da risolvere. Sarebbe come voler tentare di trasformare il pallottoliere ogni volta che il nostro scolaro trova difficoltà a risolvere i suoi problemi. La condizione umana si sperimenta a livello di coscienza e si rispecchia nel corpo. Cambiando continuamente la posizione dello specchio, non si modifica affatto la persona che vi si riflette. Dio volesse che fosse così semplice! Noi dovremmo smettere di cercare nello specchio la causa e la soluzione di tutti i problemi che vi si riflettono, e dovremmo invece utilizzare lo specchio per imparare a riconoscere noi stessi.

Chi tende alle infezioni e alle infiammazioni, è una persona che cerca di evitare i conflitti.               

Quando si è colpiti da una malattia infettiva, bisognerebbe porsi queste domande:                                

1. Quale conflitto non vedo nella mia vita?

2. Quale conflitto cerco di sfuggire?

3. Quale conflitto non confesso a me stesso?                                                                                   

Per individuare il tema del conflitto, bisognerebbe considerare attentamente il simbolismo dell'organo o della parte colpita del corpo.

Depressioni ed esaurimenti.

Il minimo comune multiplo di tutto questo genere di malattie risiede in una certa dose di incapacità nell’assumersi la responsabilità delle proprie azioni, idee e convinzioni.                                                C’è poi una certa tendenza a creare dei circuiti mentali, che portano ad una specie di pensiero fisso, che gira ossessivamente nel cervello ed esaurisce tutte le energie.

Quando si è colpiti da depressioni, bisognerebbe porsi queste domande:                                             

1.     Quali sono le situazioni che non so controllare?

2.     In quali circostanze non mi voglio assumere le responsabilità?

3.     Cosa mi impedisce di assumermi le responsabilità?

4.     Quali sono le sensazioni che mi rimangono più impresse?

5.     Perché non riesco a fare silenzio entro di me?

 

Se volete approfondire l’utilità del lavoro, proseguite la lettura.

 

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