Conoscere se stesso terza tappa: abitudini ed emozioni e valutazione test sull'autostima Stampa

Conoscenza di sé terza tappa

 

Abitudini ed emozioni

 

Gran parte delle azioni quotidiane che compiamo come camminare, cucinare, non pretendono alcuna concentrazione e si attivano automaticamente. Sono abitudini già programmate nel nostro DNA e acquisite con il tempo attraverso la ripetizione. Il loro cambiamento (per esempio, essere più ordinati o puntuali) pretende molto tempo, perché la concentrazione deve intervenire più volte per modificare il nostro atteggiamento, fino a farlo diventare un’abitudine nuova.

Le emozioni stesse appartengono a questo mondo: le reazioni a situazioni sconosciute o improvvise avvengono spontanee e non possono essere represse. La ragione non reprime la paura se decido, durante la notte, di attraversare un bosco, anche se lo ho attraversato più volte di giorno. Non è facile smettere di fumare, anche se si conosce il danno che il fumo arreca. Le emozioni hanno avuto nel passato una cattiva reputazione, perché non governabili dalla ragione e quindi non degne di una mente evoluta. Esse, invece, sono fondamentali per il funzionamento di una mente normale e indispensabili per una mente sociale. Agiscono in modo immediato, ma con una ragione ben precisa: di fronte ad una minaccia la mente reagisce automaticamente per sfuggire al pericolo. È evidente che poi interverrà la ragione per discernere la reazione più idonea alla minaccia.

 

“Le emozioni sono gli strumenti più antichi e automatici dell’agire razionale” (Antonio Damasio)

 

Il sistema limbico

 

I centri nervosi che giocano un ruolo cruciale nel registrare e produrre emozioni sono stati raggruppati sotto il nome di “sistema limbico” e comprendono l’ippocampo, l’amigdala, i corpi mammillari e il talamo. Essi si trovano tra lo strato più profondo del cervello, “piani bassi”, che garantisce le funzioni di base come il sonno, l’accoppiamento e l’approvvigionamento del cibo, e lo strato più recente da un punto di vista evolutivo (la corteccia cerebrale) “piani alti” in cui risiedono le attività cognitive e i pensieri. La sua posizione è strategica perché influenza entrambi gli strati: è in stretta connessione con l’ipotalamo che regola la produzione degli ormoni e con la sostanza reticolare che influenza i sistemi di vigilanza.

L’ipotalamo e i nuclei della base elaborano le risposte dell’organismo, mentre l’amigdala percepisce l’emozione.

 

Emozioni e memoria

Altra struttura importante è l’ippocampo, la sede della memoria a lungo termine che permette la fissazione dei ricordi, che risulterà tanto più potente quanto maggiore è la loro valenza emotiva. La stretta connessione tra emozione e memoria è dimostrata dal fatto che gran parte delle emozioni non esistono allo stato puro: molte nascono da un paragone tra ciò che si è verificato nel passato e ciò che si verifica in quel momento (il pianto del bambino quando va dal dottore). Le emozioni sono fondamentali sia nel modo in cui immagazziniamo gli avvenimenti, sia nel come li rievochiamo.

 

Il sorriso diventa consapevole già a tre mesi di vita

 

Tutti gli studiosi sono d’accordo su un punto: la competenza emotiva di una persona si forma a partire dalle prime interazioni con la madre: dopo i tre mesi il piccolo è già in grado di utilizzare il sorriso in modo strumentale, per esempio per catturare l’attenzione della madre. Verso la fine del primo anno, le manifestazioni  emotive della madre influenzano e possono regolare lo stato emotivo e il comportamento del bambino. Quando egli guarda la mamma da vicino e lei assume un’espressione serena in volto, facilmente lui sorride  e partecipa gioiosamente, se lei resta inespressiva, lui aggrotta le sopracciglia, mostrando smarrimento.

L’espressione del volto della madre serve da segnale di pericolo o di fiducia ed insegna quando e di cosa avere paura.

Tra i due mesi e un anno si esprimono chiaramente anche la rabbia, la gioia, la tristezza e la collera.

Verso i 15/18 mesi compaiono le emozioni più complesse come la vergogna, l’imbarazzo, il senso di colpa, il disprezzo e gli stati emotivi misti che caratterizzeranno  il modo di sentire dell’età adolescenziale e adulta. In questi primi due anni la competenza emotiva si arricchisce anche della capacità di comprendere lo stato emotivo  altrui. Dai due anni i bambini sono in grado di mascherare le proprie emozioni. A due anni il bambino ha la capacità di regolare le proprie emozioni e di separare ciò che sente da ciò che manifesta.

Gli automatismi e le emozioni sono il primo grado nello sviluppo dell’intelligenza e non vi è nei primi due anni né l’immagine, né l’astrazione.

È fondamentale per i genitori valorizzare al massimo le capacità motorie, creando degli automatismi utili per la crescita: l’organizzazione e l’indipendenza.

Poi sia gli automatismi che le emozioni si evolveranno in base alle nuove capacità intellettive, ma le basi su cui si fonda il movimento e lo stato emotivo vengono poste in questi due primi anni.

L’entusiasmo rispetto alla vita o il pessimismo; la sicurezza nello svolgimento delle attività o la paura di affrontare le situazioni; la serenità o l’ansia dipendono dai genitori, da come essi vivono queste emozioni e inevitabilmente le trasmettono ai figli. La soddisfazione verso la vita del genitore è garanzia della gioia e del successo dei figli. La prossima volta affronteremo l’argomento delle paure e l’empatia.

 

Valutazione del test sull’autostima

 

Il test proposto nella seconda tappa valuta l’autostima nelle relazioni sociali.

Il nostro comportamento nei confronti degli altri è spesso influenzato negativamente da paure sociali. Potete conoscere ora la vostra situazione. 

Contate quante volte avete segnato ogni lettera dall’A alla F. Moltiplicate ora i il numero di ogni lettera per il numero indicato nella tabella. Sommate i prodotti: la somma vi dà il punteggio complessivo del test.

A____X  3 = _____

B____X  0 = _____

C____X  5 = ______

D____X  2 = _____

E____X  4 = ______

F____X  1 = ______

Punteggio complessivo ___________

 

Guardate nella tabella precedente la classe a cui appartenete. Potete così conoscere il livello di autostima sociale che avete e quante persone raggiungono il vostro punteggio.

Se il valore complessivo del punteggio è al di sotto della media (94 punti), vuol dire che siete soggetti a paure sociali.

Quando si affrontano dei test non è opportuno pretendere una descrizione particolareggiata della propria personalità: sarebbe sicuramente molto imprecisa. Si arriva ad essa lentamente cogliendo gli elementi generali dei vari test.

Tenete i risultati e vedrete che alla fine la visione apparirà più coerente.

Per maggiori approfondimenti mandate una email a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Mi ripeto: ogni mio intervento è assolutamente gratuito e la privacy sarà rispettata.