I modelli dell'universo 5 Stampa

 La fisica dello Spirito

 Presentiamo di seguito alcuni modelli che si trovano in letteratura, e che implicano il mentalismo dell’universo.

Ricordiamo che i modelli non sono la realtà ma una sorta di parabole che semplifica la comprensione ma ben lungi dall’essere una realtà.

 1) Modello dei fotogrammi (Cerchio 77)

L'universo non è altro che un insieme quasi infinito di fotogrammi tridimensionali, creati in un eterno presente.

Esistono poi delle entità che guardano questi fotogrammi come se vedessero un film.

Presa visione di un fotogramma, lo spettatore può scegliere il successivo fotogramma tra un numero finito di altri fotogrammi. Esistono quindi un numero elevatissimo di possibilità di sviluppo la maggior parte dei quali non viene visto, questo garantisce una sorta di libero arbitrio, tanto più ampio, quanto più evoluta è l’entità che sta percorrendo le scene costituite dai fotogrammi.

 Riportiamo qui un passo tratto “DAI MONDI INVISIBILI” (Cerchio 77) ed. Mediterranee (pag.17)

 “L'illusione del movimento di una proiezione cinematografica é data dal susseguirsi dei fotogrammi e dalla persistenza delle immagini sulla retina dell'occhio; questo v'insegna la vostra scienza.

In realtà, la visione di un film è un lavoro mentale, perché‚ è un fenomeno che avviene nel veicolo mentale dell'individuo. Se qualcuno vi dicesse che tutto quanto quello che voi vedete è simile all'illusione accennata, voi prendereste quel qualcuno per pazzo.

Pure considerate: in possesso di una visione relativa, chiusi in una forma densa, voi potreste essere oggetto di un'illusione simile a quella di cui vi parlavo.

In realtà esiste solo l'Eterno Presente e l'infinita presenza.

Nel piano fisico voi avete cognizione dello spazio perché, chiusi in una forma densa, per raggiungerne un'altra, una delle due deve spostarsi entro l'agente che le separa.

Nell'astrale è il desiderio e le emozioni che possono rendervi presenti laddove desiderate o dove volete.

Nel mentale è il pensiero che vi dà l'immediata sensazione di un reale contatto fra voi e l'oggetto del vostro pensiero.

Nello spirituale, al di fuori di ogni limitazione, si ha coscienza dell'Eterno Presente e dell'infinita presenza di ognuno e di ogni cosa.

Un oceano si può considerare un insieme di gocce; pure massa dell'oceano e, solo allora, si può dire che ne sia vicina o lontana.

Allo stesso modo, se voi risalite alla radice dell'essere vostro, comprendete di essere uno nel Tutto e che lo spazio è del piano relativo, perché solo li' si ha l'illusione che esso esista.

Come il movimento è una successione di punti, il tempo ne è una di attimi, in ciascuno dei quali vi è una particolare disposizione degli oggetti dell'universo.

La vostra mente, passando da un attimo all’altro secondo una successione convenzionale con il ricordo crea l'illusione del movimento, del cambiamento, del tempo.. (Kempis)

 

2) Modello della biblioteca di Babele (tratto dal libro “Il segreto dell’universo” internet)

Questo modello è relativo alla Fisica e Matematica, esso è il mattone di partenza che apre la strada alle moderne teorie delle superstringhe e dell’universo olografico. (Olografico è un aggettivo che si riferisce alla proprietà che hanno le diapositive olografiche per cui, un pezzettino di diapositiva, per quanto piccola, contiene l’intera immagine.)

Quante parole di 4 lettere si possono scrivere utilizzando i caratteri a, m, o, r? Una branca della matematica, chiamata analisi combinatoria, ci risponde che sono possibili 24 parole. Di queste, alcune hanno un significato in italiano, come ramo, orma o Roma, mentre altre non hanno alcun significato, come oram o rmoa.

Se ora ampliamo il gioco ed accettiamo anche parole più corte o più lunghe di 4 caratteri, in cui una stessa lettera possa comparire più di una volta (come ad esempio in oro o in ramarro), il numero di combinazioni diventa molto più grande. Infine, se utilizziamo tutte le lettere del nostro alfabeto e non solo le lettere a, m, o, r, il numero di combinazioni diventa enorme.

Nel racconto fantastico La Biblioteca di Babele lo scrittore Borges sviluppa un’idea del genere (originariamente proposta dal filosofo Lasswitz) e descrive un’immensa biblioteca contenente un numero enorme di libri, miliardi di miliardi di miliardi, ovvero tutti quelli che si possono ottenere dalle combinazioni delle lettere dell’alfabeto e della punteggiatura essenziale.

La maggior parte dei libri contiene sequenze di caratteri senza senso, come ad esempio “asdfgh zxcvbnm qwe”, ma qua e là possono capitare anche parole dotate di significato, o frasi di senso compiuto, come ad esempio “domani piove”. Infatti la biblioteca contiene tutte le combinazioni possibili dei vari caratteri (tali combinazioni non sono infinite poiché Borges pone dei limiti alla lunghezza dei libri, che qui non è il caso di specificare).

Poiché la biblioteca contiene tutte le combinazioni possibili, potremo trovare dei libri che contengono intere pagine di senso compiuto, e addirittura le copie esatte di libri a noi noti, come la Divina Commedia o la Bibbia, ed anche libri che contengono verità a noi ancora sconosciute.

Ogni singolo libro rappresenta un fotogramma, il lettore si struttura in modo da passare da un libro all’altro quasi automaticamente. Ovviamente deve cercare di passare da un libro all’altro di senso compiuto, cioè usa la logica. Ad un certo punto si innesca meccanismo quasi automatico di scelta.

 

3) Modello palline colorate ed occhiali. (da un discorso del mio Maestro)

E’ come se un essere umano guardasse uno schermo infinito di palline colorate. Per poter vedere qualche cosa di comprensibile decide di indossare degli occhiali che gli permettono di vedere solo le palline rosse. Tutto il resto non esiste. Lui entrerà in comunicazione con tutti gli uomini che hanno indossato lo stesso tipo di occhiali. Tutti gli esseri che hanno di base lo stesso tipo di occhiali, hanno a grandi linee la stessa percezione, creano un accordo e questo crea la realtà (In Scientology la definizione di realtà è: è reale ciò che siamo d’accordo sia reale).

 

Spiegazione del paragone:

Esiste un numero quasi infinito di palline di tutti i colori possibili. Nel nostro linguaggio useremo il termine “il centro di percezione”, intendendo con questo l’essenza dell’essere umano.

Il "centro di percezione" si riveste di varie sostanze con lo scopo di migliorare la percezione e analisi delle palline colorate.

Se la sostanza di cui si riveste potesse percepire tutti i colori, chi percepisce sarebbe travolto dal caos della percezione; troppo complesso!

Per questo decide un’auto limitazione per semplificare la percezione. A questo punto, tutte le entità che hanno scelto di rivestirsi nello stesso modo, percepiscono nello stesso modo. Per esempio se hanno deciso di vedere le palline rosse, potranno vedere solo le palline rosse trascurando il rimanente. Potranno di conseguenza entrare in comunicazione, stabilire degli accordi e quindi relazionarsi, ogni essere diventa cinghia di trasmissione, riceve informazioni, elabora informazioni e ritrasmette informazioni.

La descrizione dell’universo ha una nuova aggiunta, l’universo non è più solo quello percepito, ma dipende anche da come c'è comunicato.

Si innesca un processo classificativo, basato sul linguaggio, per esempio tre punti collegati vengono definiti triangolo, ad esso viene collegato un certo uso, un’emozione ed un certo ragionamento. La precisione della comunicazione è molto importante per poter scambiare le informazioni che trasportano le considerazioni da entità ad entità. Errori di comunicazione portano ad incomprensioni sempre maggiori che possono contribuire a creare gravi attriti tra le entità.

Importante da far notare è che l’entità in breve tempo identifica il percepito come unica e sola realtà, essa dimentica che esistono moltissime altre palline che non sta percependo. Quindi pur potendo percepire tutte le sfumature del rosso, solo alcune sono selezionate e ritenute esistenti.

4) Modello Castanediano-Tolteco o dei filamenti di luce.

Carlos Castaneda(1925- 1998) antropologo ha compiuto numerosi soggiorni nel Messico centrale, entrando in contatto con indios depositari delle antiche tradizioni esoteriche (scuola Tolteca) Ha pubblicato: A scuola dallo stregone (1968), Una realtà separata (1971), Viaggio a Ixland (1972); poi presso Rizzoli: L'isola del Tonal (1975), Il secondo anello del potere (1978), Il dono dell'Aquila (1983), Il fuoco dal profondo (1985), Il potere del silenzio (1988), L'arte di sognare (1993)…

I libri sono scritti soprattutto come diari, raccontano esperienze che a volte appaiono fantasiose. Ho dovuto leggere molte volte per ricavarne un insegnamento. Per quello che ho potuto verificare è tutto vero e nasconde un insegnamento profondo. ( Ho conosciuto a Torino un inglese che aveva frequentato Castaneda per un certo tempo e aveva assistito a una grande quantità di stranezze.)

Tratto dal libro “Il potere del silenzio” Carlos Castaneda ed. Rizzoli

 A - L'universo è un infinito agglomerato di campi di energia, che somigliano a fili di luminosità.

 B - Questi campi di energia, chiamati emanazioni dell'Aquila, s'irradiano da una fonte di proporzioni inimmaginabili, chiamata metaforicamente l'Aquila.

 C - Gli esseri umani sono composti anche loro di un incalcolabile numero degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell'Aquila formano un agglomerato che si manifesta come un globo di luce con braccia laterali, grande quanto una persona, simile a un gigantesco uovo luminoso.

D - Solo una parte piccolissima dei campi di energia all'interno di questo globo luminoso sono illuminati da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell'uovo.

E - La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d'intenso splendore estendono la propria luce per illuminare identici campi di energia all'esterno dell'uovo. Poiché gli unici campi di energia percettibili sono quelli illuminati dal punto di intenso splendore, quel punto viene chiamato "il punto dove si mette insieme la percezione" o, semplicemente, "il punto di unione." 

F - "Il punto di unione" si può spostare dalla sua posizione abituale sulla superficie del globo luminoso in un'altra, all'interno o all'esterno. Poiché la luminosità del punto d'unione può far risplendere qualsiasi campo di energia con cui venga a contatto, ogni volta che si sposta in una nuova posizioneillumina immediatamente nuovi campi di energia, rendendoli percettibili. Questa percezione si chiama "vedere."

 G - Quando il “punto di unione” si sposta, rende possibile la percezione di un mondo del tutto diverso, altrettanto obiettivo e reale di quello che percepiamo di solito. Gli sciamani vanno in quell'altro mondo per attingervi energia, potere, soluzioni a problemi generali e particolari, o per trovarsi di fronte all'inimmaginabile.

 H -"L'intento" è la forza diffusa che ci mette in grado di percepire. Noi non acquistiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire inconseguenza dell'intrusione e del peso dell'intento.

 I - Gli sciamani tendono a raggiungere lo stato di consapevolezza totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che ha l'uomo. Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.

Gli uomini hanno imparato a spostare il loro rispettivi “punti di unione” in sincronia, in modo da percepire la stessa cosa.

E’ interessante osservare, come il modello derivante dalla cultura Tolteca dell’America latina, sia simile a quello descritto dagli sciamani dell’Africa. (Vedi “Dell’acqua e dello Spirito” ed. Punto d’incontro), si tratta di due culture che non avevano contatti culturali prima della scoperta dell’America.

dell’universo "Modello Matrix universo-computer "

In ogni epoca per poter spiegare concetti complessi, si è usufruito di parabole adeguate al contesto storico. La parabola quindi non è la verità, ma si colloca a metà strada tra colui che trasmette l’informazione e l’individuo che la riceve.

Possiamo immaginare che un ipotetico maestro che si accingesse a spiegare una verità, potrebbe oggi raccontarla così:

“In verità, in verità vi dico che... l’universo è come un uomo posto davanti ad un grande schermo gestito da un gigantesco computer con in mano un mouse. Al centro dello schermo c’è una scena tridimensionale che lui sta vivendo, attorno, più piccole, ci sono tante piccole scene che rappresentano le possibilità dove andare nell’istante successivo. Selezionando una di queste la scena passa al centro, e si presentano nel contorno altre possibilità”.